Odiare Montanelli, nel suo esatto posto

Non riusciamo a trovare di condivisibile un solo intervento storico, a caldo, di Montanelli, quale giornalista e coscienza civile del Paese Italia. A sfogliare i capitoli salienti della sua parabola di scrittore nella carta stampata, sembra averlo fatto apposta a testimoniare l’impermeabilità della coscienza media italiana di fronte ogni positivo lievito civile e culturale. Non era però il “male assoluto”. Forse nessuno lo è, tanto meno lui, che era un toscanaccio iperbolico. Uno dei mille esempi di cantonata e aggiustamento alla bell’e meglio. Il suo giornale di allora, il Corriere, guarda caso, se la prendeva con i professionisti dell’Antimafia (Falcone e Borsellino) grazie a una sproposita cantonata di Sciascia, e Montanelli, che almeno aveva la dote di saper rinunciare a impettite coerenze, provò comunque a redimersi, almeno dopo il fallito attentato a Falcone all’Addaura (21 giugno 1989).

Delle vicende su Berlusconi è più facile ricordare. Qui, più che andare a far critiche alla sua persona, sarebbe utile interrogarsi sulla moda del Montanelli paladino dell’antiberlusconesimo. Un mix di ipocrisia, moralismo, giustizialismo in salsa Travaglio, che riempivano tanti vuoti di coscienza e cultura politica. Chi correva in edicola a comprare il nuovo giornale, La Voce, si dava un bel piglio di cittadino civile e orgoglioso, smacchiandosi di ogni sozzeria italica, ma mai interrogandosi su quanto di italiano ci fosse in questo modo di fare.

Lo dobbiamo odiare Montanelli? Forse, ma quasi come un padre, certamente come uno di famiglia. E tu togli lo zio scomodo dall’album di famiglia?
Non vediamo “fuori posto, la sua statua nel giardino a lui dedicato. Accanirsi contro di essa, chiedere una damnatio memoriae del suo nome, o un profondo revisionismo sulla sua figura personale, cancellare ufficialmente l’affetto che tanti hanno nei suoi confronti, non è un servizio di allineamento a quanto di meglio sta accadendo negli Stati Uniti e a livello globale, laddove un atto di iconoclastia può essere l’effetto di farsi spazio come soggetti finora non riconosciuti nella loro autonomia di essere se stessi. E’ una posa tutta interna al rimanere Italiani la vicenda qui successa da noi e finisce per iscriversi a quel tipico istinto tante volte visto, quello di demandare a un Soggetto civile il riconoscimento di un’infamia e l’amministrazione della sua punizione. Troppo facile volere che sia la Storia e una Memoria a cancellare le nostre sozzerie di “italiani brava gente”. Teniamocela quella statua, impariamo solo a guardarla sperando che un giorno ci siano spazi maggiori per personaggi presenti e futuri di ben altra tempra.