Una creatura perfettamente malvagia ma intelligente preferirà vivere in una condizione civile piuttosto che in uno stato di natura, per essere protetto dalla violenza che gli altri, essendo diavoli come lui, gli faranno sicuramente; e preferirà la repubblica al dispotismo perché il potere incontrollato di un despota che sia diabolico, come lui, è di gran lunga più pericoloso del potere diviso e regolato di una costituzione repubblicana.

(Immanuel Kant)

Sul diluvio del suffragio universale

30 giugno 2020

Quando si parla di abrogare il suffragio universale per formare un corpo elettorale selezionato da una prova di competenza ho sempre il sospetto che sia una boutade… una provocazione.Tuttavia è un discorso che negli ultimi anni ho sentito spesso, da intellettuali “di sinistra” e che costituisce a mio modo di vedere una caduta libera e senza fondo, pur sollevando questioni estremamente interessanti e su cui bisogna riflettere. Da tempo vorrei ordinare le idee a riguardo… Mi aiuta anche a riflettere sul fatto che le lotte avvengono pur sempre su basi di ignoranza contrapposta e dunque il problema di governare in senso realista (non moralista e buonista) ha sempre a che fare con forme di coinvolgimento il più possibile allargate.
1. Chi ritiene di introdurre questa selezione per formare un corpo elettorale qualificato dice di volerlo fare a tutela di una democrazia effettiva. Per essere tale essa presuppone infatti il perseguimento del bene maggiore possibile per il numero maggiore possibile di persone. Determinare quali siano i migliori strumenti e le migliori decisioni per muoversi verso un tale scopo richiede che possa esprimersi la migliore conoscenza possibile e palesa una delle più evidenti e irrisolte contraddizioni insite nel nostro ideale di democrazia: “governo del popolo” o “dal popolo per il popolo”? Ci si è mossi tradizionalmente più nella seconda via (ma la democrazia ateniese era più sulla prima via… noi passiamo attraverso le monarchie nazionali moderne genitrici delle nostre repubbliche), dunque non con democrazie dirette ma corpi rappresentativi dei poteri democratici che tali sono in virtù di una legittimazione che avviene tramite un voto periodico che è invece su base universale. Dall’acclamazione del sovrano passiamo al voto democratico che si ammanta di un’allure procedurale di tipo razionale. Il voto non è espressione di una unanimità mistica, passionale e fusionale, ma si autorappresenta come una deliberazione politica che ascolta tutti e si autodetermina per maggioranza. Da qui il ruolo che le democrazie moderne attribuiscono alla educazione (almeno civica), alla diffusione del sapere, alla comunicazione e all’informazione.Riscontrando un decadimento delle istituzioni rappresentative, i critici del suffragio universale individuano in esso uno dei principali responsabili. Possono dunque dire di non essere necessariamente antidemocratici (nel senso moderno del termine) ma di intervenire nella modalità della formazione dei corpi intermedi (il corpo elettorale) in maniera che in realtà le istituzioni democratiche possano essere più democratiche, possano venire salvate dalle forze disgregative del popolo stesso. Più nel dettaglio essi sovente pensano che negli ultimi decenni si sia assistito a una profonda trasformazione dell’opinione pubblica e che in sostanza essa si sia per così dire destrutturata politicamente, divenendo una “massa” organizzata elettoralmente (più spesso tramite sondaggi) da movimenti politici antirepubblicani e antidemocratici. La massa frantumata che non è in grado di selezionare consapevolmente il proprio corpo rappresentativo è il vulnus della democrazia rappresentativa non solo perché sceglie rappresentanti dequalificati o male intenzionati, ma perché quest’ultimi operano richiamandosi a essa e destrutturando a loro volta i principi repubblicani e costituzionali, attraverso un processo di legittimazione che non riconosce più nel voto un mandato (peraltro non vincolante) ma una acclamazione continua ,del tipo passionale e fusionale di quei tempi non democratici.Queso punto di analisi, a dire il vero, lo possono condividere anche coloro che restano a favore del suffragio universale. Anzi, la questione è proprio questa: i critici del suffragio universale non si avvedono del significato profondo e insidioso di questo spostamento di legittimazione dei rappresentanti istituzionali. I leader populisti vogliono parlare a nome di un popolo “immaginato” da cui non hanno semplicemente ricevuto un mandato formale, ma con cui sono in comunione costante. Qualora tramite un voto “più scientifico” si riuscissero a eleggere rappresentanti non populisti, preparati e paladini della Repubblica, è probabile pensare che aumenterebbe la delegittimazione delle istituzioni stesse da parte di movimenti questa volta completamente extra-istituzionali e contro-istituzionali. Che non sia semplicemente una ipotesi questa, ma una tendenza in atto è riscontrabile in base a quanto sta succedendo nelle democrazie più avanzate. Nei fatti il suffragio è sempre meno universale e le percentuali di partecipazione al voto sono in caduta libera. Nulla lascia ritenere che vadano a votare solo gli ignoranti, tutt’altro.
2. Un criterio di selezione dei votanti in base alle loro competenze cognitive ha indubbiamente dei seri problemi di praticità. Le reazioni scandalizzate di fronte a sondaggi che rivelerebbero ignoranze abissali a tutti i livelli della società, anche nei livelli di più alta scolarizzazione, sono in realtà parte del problema stesso. La conoscenza in realtà è molto più diffusa di cento anni fa e il problema enorme che abbiamo di fronte è quello di una conoscenza poco qualificata, poco “conoscente”: certamente un paradosso che difficilmente sarà risolto da un questionario presentato al compimento dei diciotto anni, quando si richiede la cittadinanza, o ogni volta prima di poter andare a votare. Individuare la soglia di ignoranza o di competenza accettabile sarebbe in realtà un compito che rischia di diventare velleitario o una farsa.
3. Non bisogna essere marxisti ortodossi per dubitare che una buona preparazione culturale sia sufficiente a contrastare la cattiva politica. Il perseguimento dei propri interessi è una reale tendenza di chi legifera e governa. Di fatto, poiché esistono comunque differenze di sapere determinate da differenze socio-economiche, un suffragio qualificato, anche se non in base a criteri di ceto, finisce per intaccare la legittimazione democratica delle istituzioni. Allargare il proprio consenso ha significato allargare il perseguimento degli interessi da parte delle istituzioni. Il circolo virtuoso sta nel fatto che dovendo convincere anche l’ignorante si è del tutto interessati a far sì che l’ignorante possa diventare non più tale. Una società politica ideale che esclude gli ignoranti ha tutto l’immediato vantaggio di continuare a escluderli, per non dover estendere i propri interessi, ma particolarizzarli. 
4. Veniamo dunque al principio ideale in base al quale non si può essere democratici in senso radicale se si ritiene giustificabile una forma di esclusione nei confronti degli ignoranti, anche nei confronti degli ignoranti “colpevoli” del proprio stato. Ho la convinzione che dietro al discorso contro il suffragio universale ci sia un moralismo dei “sapienti” che non si rende conto di cosa è poi davvero il sapere: comunicazione, trasmissione, circolazione continua. Non possesso di pacchetti di competenze. Era questo certamente che faceva arrabbiare don Milani quando scriveva Lettera a una professoressa: una scuola non può escludere per definizione.Se venisse introdotto un criterio di attribuzione per competenze del suffragio, certamente nascerebbe l’offerta di formazione, come per le patenti automobilistiche o la formazione a lavoro. Ma poi un buon automobilista o un buon dirigente è altro.Si dirà che non tutto è scuola, ma si diventa cittadini di una Repubblica nell’esercizio di tale funzione.
5. Abbiamo paura delle masse ignoranti, in questi tempi più che mai. I sovranisti, i populisti, le usano strumentalmente per governare contro la Repubblica. I repubblicani tornano a essere nemici delle masse ignoranti, perché ignoranti, non perché masse. Il suffragio universale è il migliore strumento per spronarci nel forse impossibile compito di sradicare le peggiori forme della ignoranza (non l’ignoranza in sé, che è sempre “dotta”), per spronarci a una battaglia senza tregua. Chi insegna per davvero sa che può trasmettere il sapere legittimando il proprio allievo come soggetto di conoscenza, non attribuendogli una ignoranza naturale immutabile. Per farli cittadini (onori e oneri) dobbiamo trattare tutti come cittadini.Si può essere contrari al suffragio universale perché si prende atto che le repubbliche democratiche sono finite, nei fatti. Certamente hanno mutato la propria sostanza materiale ed è difficile dire cosa diventeranno. Tuttavia la questione dell’imperium, del comando, resta. Anche in un futuro dove le istituzioni repubblicane non avranno senso credo che perseguiremo pur sempre il nostro interesse di vivere. E dunque di coesistere. Forse sarà in atto un giorno (o magari lo è già adesso) una forma di assoggettamento totale. Ma a quel punto non resterà più nessun “conoscente”. Oppure, anche in un dispositismo chi governa avrà il problema di aumentare la conoscenza. Chi è governato ma vuole liberarsi a maggior ragione.

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